sabato 12 giugno 2010

Berlusconi e l'usurpazione del "potere di parola"

“Nei segni in cui voi formate le parole sono racchiuse le grandi forze e le potenze che fanno girare il mondo, - insegnò al sommo rabbino. – E sappi che tutto ciò che sulla terra viene formato in parole, lascia le sue tracce nel mondo superiore. Alef, il primo dei segni, reca in sé la verità. Beth, il secondo, la grandezza (…). Ma l’ultimo nella schiera dei segni è il più sublime. È il taph con cui il sabato finisce. In esso è racchiuso l’equilibrio del mondo a cui come guardiani sono preposti i cinque angeli della santità somma (…). Essi vegliano sull’equilibrio del mondo e tu, sconsiderato, tu, granello di sabbia, figlio della polvere, tu una volta lo hai turbato”. Così l’angelo Asael dello scrittore Leo Perutz, nel romanzo Di notte sotto il ponte di Pietra.
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Le parole sono potenti. Su di esse si fonda l’equilibrio del mondo, perché ce lo rappresentano e ne determinano la nostra percezione. Oggi più che in ogni altra epoca della storia dell’umanità. Nella civiltà dei mezzi di comunicazione di massa, la parola pronunciata da un solo uomo può raggiungere il mondo intero, e diffondersi nello spazio siderale, nell’istante stesso in cui essa viene pronunciata. Un potere disumano, più prossimo all’onnipotenza di un dio, che non alla finitezza di “un granello di sabbia”. E se in origine era la Parola, ed essa “proferì” il mondo conferendogli consistenza, oggi l’umanità possiede il potere straordinario, e terribile al contempo, di ridefinirlo continuamente, sempre e comunque attraverso la mediazione magmatica delle parole, il “fuoco” sottratto agli dei dagli uomini dell’era tecnologica. È lontana, però, la piena consapevolezza di quanto i moderni mezzi della comunicazione abbiano moltiplicato a dismisura tale potere e la sua influenza sull’evoluzione della società. E senza coscienza non c’è responsabilità, né capacità di difesa.
Allo stesso tempo, il “potere di parola” è fra quelli maggiormente usurpati nel mondo moderno, e ciò rappresenta il principale fattore di rischio per le nostre democrazie. Un pericolo presente soprattutto in quei paesi dove un “mercato senza regole” consente un’elevata concentrazione di mezzi di comunicazione di massa nelle mani di un solo gruppo, o addirittura di un solo uomo. Uno squilibrio che sottrae alla collettività un diritto primario, ma anche gli strumenti principali per l’acquisizione di conoscenze e l’esercizio della democrazia fondati sul “potere di parola”. Una condizione di oppressione sociale, la più grave del nostro tempo, perché imbriglia le coscienze e comprime gli spazi di libero pensiero. È una delle conseguenze del primato del mercato sulla politica, del profitto sulla società.

Se poi l’USURPAZIONE DEL POTERE DI PAROLA è messa al servizio di un progetto politico, il pericolo per la democrazia è certo, e il condizionamento di massa, pianificato e attuato scientificamente attraverso i media, diventa lo strumento per la conquista, il consolidamento e l’esercizio di un potere dispotico. È la più grave e raffinata forma di tirannia del nostro tempo, attuata con “armi” dalla potenza di fuoco inaudita, perché tali diventano i mezzi di comunicazione di massa in mano a una forza eversiva.
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È il golpe mediatico, senza colpo ferire, con il paradossale sostegno di una maggioranza finalmente addomesticata, sottomessa e compiaciuta.
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Non c’è coscienza democratica in grado di reggere il bombardamento sistematico e protratto delle ARMI DI CONDIZIONAMENTO DI MASSA di un potere dispotico.

L’Italia di Berlusconi rappresenta, in questo senso, il caso più emblematico esistente oggi al mondo.

Il ridente Cavaliere di Arcore è padrone della più grande concentrazione di "armi" di condizionamento di massa esistente oggi sul pianeta. Un potenza di fuoco strepitosa, al servizio di un ampio progetto politico che sta cambiando i connotati del Paese, dopo aver destrutturato la democrazia e la coscienza etica e civile degli italiani. Certo, con il sostegno della stragrande maggioranza dell’elettorato del Paese. Ma è proprio in questo paradosso che risiede la pericolosa forza eversiva del “berlusconismo” e del suo leader carismatico. Sicuramente, negli ultimi cento anni, l’Italia ha conosciuto esperienze eversive drammaticamente più cruenti, come il fascismo e il terrorismo, ma nessuna di queste era mai riuscita a conquistare la “coscienza” del Paese. In entrambi i casi, la reazione degli Italiani fu eroica e decisiva. Oggi nella pratica della vita individuale e sociale il “berlusconismo”, vero “sistema di disvalori”, prevale addirittura sugli orientamenti della stessa Chiesa cattolica, un tempo principale riferimento morale e culturale del Paese. Sottolineo questo aspetto solo per evidenziare quanto l’attecchimento del “berlusconismo” fra gli italiani sia così radicato, diffuso ed egemonico rispetto a qualsiasi altra tendenza o fenomeno socio-politico mai conosciuti prima.
Un fenomeno ascrivibile alla fisiopatologia della democrazia italiana, schiacciata da una potenza mediatica unica al mondo, che ha stabilito una soverchiante egemonia economica, politica e culturale nel Paese. Oggi è più facile che a orientare le coscienze degli italiani sia il “ciarpame” mediatico diffuso dall’Homo ridens attraverso i suoi potentissimi mezzi di condizionamento di massa, che non tutta la storia della letteratura italiana, l’attività educativa della scuola, o l’azione pastorale della stessa Conferenza Episcopale Italiana, spettatrice consapevole, quanto inerte e impotente, della deriva etica e civile che sta devastando l’Italia.
Una destrutturazione delle coscienze che favorisce senz’altro la svolta autoritaria in atto, che non pochi osservatori italiani e stranieri esitano a definire “eversiva”.
Qualche osservatore denuncia il pericolo che il prototipo del sistema di potere berlusconiano possa diffondersi anche all’estero. Dopo la mafia e la ‘ndrangheta, potrebbe essere la volta del “berlusconismo”. Una naturale chiusura del cerchio che non fa onore all’Italia, che fu la culla del Rinascimento. Ma il Paese, un tempo faro di umanità e civiltà, ha immolato la propria anima al “vello d’oro” della Val Padana.
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Domenico Condito

Le parole disegnano il mondo

1 commenti:

Anonimo ha detto...

quello che più mi angoscia, e la leggerezza, dimostrata dal popolo, che non arriva ha capire il lavaggio sistematico del cervello, ha qui è sottoposto giornalmente. mancanza di vera informazione,rimpiazzata da opinionisti, in tutte le trasmissioni televisive, dando, solo informazioni di comodo, senza un vero contraddittorio, che possa smentire tutte le bugie che dicono. bugie, che verrebbero smascherate, se venissero scelti, anche opinionisti di estrazione popolare,gente che vive i disagi creati da governanti disonesti,disagi che certa gente non conosce,ma si permette ,di varare finanziarie lacrime e sangue, ha qui siamo abituati, per risanare in parte tutte le ruberie da loro commesse. se ciò avvenisse, la verità sarebbe messa ha confronto, con le bugie di tutti i giorni,mettendo il popolo, difronte ad una scelta che oggi non ha. il vero portatore di verità è solo il popolo, che le vive quotidianamente,con le sue gioie e/i suoi dolori. VITTORIO

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