domenica 27 giugno 2010

Il ministro Brancher ha rinunciato al legittimo impedimento

Questa è anche una vittoria del popolo della rete, la "sentinella del potere" che il governo vorrebbe imbavagliare.

Il paese sta cambiando. L’indignazione popolare, la libera informazione, l’azione decisa dell’opposizione e l’intervento del Presidente Napolitano hanno costretto il ministro Aldo Brancher a rinunciare al legittimo impedimento. Dopo il caso Scajola, è la seconda “porcata” di regime a cadere sotto i colpi d’una azione corale, agita nel solco della democrazia, a difesa della legalità e della dignità delle nostre Istituzioni.

Il ministro Brancher, imputato per appropriazione indebita per il tentativo di scalata di Antonveneta da parte di Bpi, ha comunicato, attraverso i suoi avvocati Filippo Dinacci e Piermaria Corso, la sua decisione “di acconsentire lo svolgimento dell' udienza del 5 luglio”. Secondo gli stessi legali, sono state proprio le polemiche dei giorni scorsi a determinare questo cambiamento di rotta. “Nonostante le scelte operate costituissero un adeguato bilanciamento dei doveri del ministro Brancher verso il paese e verso la giustizia - spiegano gli stessi legali - a fronte di reazioni certamente sopra le righe, Brancher ha deciso di rinunciare al legittimo impedimento ministeriale e ad acconsentire allo svolgimento dell'udienza del 5 luglio”. Fermo restando, concludono però Dinacci e Corso, “la necessità di rivedere il programma delle udienze con riferimento a quelle date che gli ordinari impedimenti parlamentari e di governo non consentano a Brancher la partecipazione al processo”.

Nell’articolo di ieri, avevo già individuato in questa vicenda estrema l’innesco di un processo irreversibile che porterà inevitabilmente alla caduta del regime. La percezione dell’imminente “catastrofe”, sotto il peso degli scandali, mette già paura al potere, che cerca con ogni mezzo, lecito e illecito, di garantirsi l'impunità ed evitare il tracollo. La ricerca del'impunità a ogni costo, come i tentativi ultimi d’imbrigliare il paese, restringendo gli spazi di libertà e di partecipazione, significano solo la perdita di controllo e di lucidità del governo, e sono un segno di debolezza. La storia, che ha sempre fatto piazza pulita di despoti e servi del potere, sta per presentare il conto a Berlusconi e alla sua brigata sfascista, anche se gli ultimi colpi di coda del regime saranno i più duri da contrastare.

“Che cosa vale la partecipazione dei cittadini se coloro ai quali conferiscono il potere sono in condizione di distorcerlo a fini personali se non anche criminali?”, si è chiesto di recente il prof. Gustavo Zagrebelsky. Riflettendo sugli sviluppi del caso Brancher è possibile accennare a qualche risposta. Intanto, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica si è arricchita negli ultimi anni di uno strumento portentoso: la rete. La possibilità, attraverso il web, di partecipare direttamente al dibattito pubblico, e di incidere sulle vicende politiche del Paese, si è sviluppata in modo straordinario. Il tam-tam sul caso Brancher, per esempio, ha dato voce e “visibilità” all’indignazione dell’intero Paese, misurandone anche la diffusione ben oltre i confini del centrosinistra. Qualcosa di analogo è accaduto con il caso Scajola. Ciò dimostra che la rete è diventata la vera sentinella del potere, e la reazione alla deriva autoritaria berlusconiana l’ha rinvigorita. Si tratta di una nuova forma di partecipazione e di controllo del potere da parte dei cittadini che, nella situazione prefigurata da Zagrebelsky, possono esercitare un ruolo decisivo di denuncia, di mobilitazione e di smottamento del sistema. Oggi la resistenza passa di qui. E’ per questo che il governo teme il “popolo della rete” e tenta d’imbavagliarlo. Ma le leggi liberticide saranno le “pezze al culo” del regime, e non lo proteggeranno dalla malaparata. Il popolo della rete strapperà con i denti quelle pezze della vergogna. E se per un momento gli sarà impedito di esercitare pienamente il diritto di parola, la “rete globale” accorrerà in suo soccorso. In quel caso, sarà una sonora pernacchia planetaria ad abbattere definitivamente il “despota italiano” e il suo codazzo infernale di lacchè e affaristi di regime.

La lotta continua.

Domenico Condito

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