Quella dell’inno nazionale è una questione secondaria, sollevata demagogicamente per nascondere una deficienza ben più grave: l’incapacità della destra italiana di porre un argine alla deriva leghista.
All’inaugurazione di una scuola a Vedelago, alla presenza del Governatore del Veneto Luca Zaia, è stato eseguito Và Pensiero al posto dell’Inno di Mameli. Ne è scaturita una vivace polemica a livello nazionale, segnata dall’intervento del Ministro della Difesa Ignazio La Russa contro la provocazione leghista, l’ennesimo attacco ai simboli dell’identità e dell’unità della nazione. «Presenterò un Disegno di legge per disciplinare l'uso obbligatorio in determinate circostanze dell'inno nazionale - ha tuonato il ministro – così avremo un riferimento normativo come esiste per l'esposizione della bandiera. In questo modo elimineremo un'altra occasione di discussione». La discussione, invece, è proprio il caso di riaprirla, se non altro per mettere in evidenza le contraddizioni politiche di una presa di posizione, quella di La Russa e in generale della destra di regime, difficilmente risolvibili “per legge”, ma delle quali un ministro della Repubblica ha il dovere di rendere conto al paese.
Lo Statuto della Lega Nord, approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario del 1 – 2 – 3 marzo 2002, all’Articolo 1, che definisce le Finalità del partito, recita quanto segue:
«Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord - Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». L’Articolo 1, scritto in italiano e non ancora in bergamasco, non lascia spazio ad alcun equivoco. La Lega Nord è una forza politica “eversiva” che persegue, per statuto, l’abbattimento dell’unità nazionale e la costituzione di uno Stato indipendente e sovrano: la Padania. Il disegno di smembramento dell’unità nazionale è stato accantonato solo apparentemente, con buona pace del ministro La Russa, per puro calcolo poltico. In realtà, si vogliono gettare le basi per creare uno Stato nello Stato, con l’intento di realizzare, prima o poi, il grande strappo.
Lo Statuto della Lega Nord, approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario del 1 – 2 – 3 marzo 2002, all’Articolo 1, che definisce le Finalità del partito, recita quanto segue:
«Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord - Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». L’Articolo 1, scritto in italiano e non ancora in bergamasco, non lascia spazio ad alcun equivoco. La Lega Nord è una forza politica “eversiva” che persegue, per statuto, l’abbattimento dell’unità nazionale e la costituzione di uno Stato indipendente e sovrano: la Padania. Il disegno di smembramento dell’unità nazionale è stato accantonato solo apparentemente, con buona pace del ministro La Russa, per puro calcolo poltico. In realtà, si vogliono gettare le basi per creare uno Stato nello Stato, con l’intento di realizzare, prima o poi, il grande strappo.
"Dopo il federalismo, vogliamo giudici padani per una giustizia padana", aveva detto l'anno scorso il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, alla festa del Carroccio di Trescore Cremasco. "A casa nostra comandiamo noi, poi possiamo aiutare gli altri. Grazie al federalismo fiscale, niente sarà come prima - ha aggiunto - e i nostri futuri obiettivi sono la scuola e la magistratura padane. Basta giudici nominati da Roma".
Fisco, scuola, magistratura e… ronde padane! Si possono ancora nutrire dubbi sulle intenzioni reali della Lega Nord e del volgar Senatur Padano? Il ministro La Russa è l’unico a non averlo capito, o mente, e sa di mentire, quando nega il dichiarato progetto eversivo di Bossi e compagni?
In realtà, la destra italiana, della quale La Russa è un esponente autorevole, si è assunta la responsabilità gravissima di permettere che la Lega Nord, forza politica minoritaria nel paese, svolgesse un ruolo determinante nel governo della nazione, affidando addirittura ad essa il compito di definire il progetto di riforma federale dello Stato. E’ questa la contraddizione oscena e insanabile della quale il ministro La Russa e tutta la destra di regime dovrebbero rendere conto al paese: il tradimento dei valori fondanti della propria storia politica, primi fra tutti l’amore alla Patria e l’indissolubilità della Nazione. Quella dell’inno nazionale è una questione secondaria, sollevata demagogicamente per nascondere una deficienza ben più grave: l’incapacità della destra italiana di porre un argine alla deriva leghista. E’ la fine ingloriosa di una lunga tradizione politica imbrigliata nel patto di ferro stretto dalla Lega Nord con Berlusconi: il federalismo in cambio delle leggi ad personam e dell’impunità del premier. E' la madre di tutte le “porcate” che, ne siamo certi, Giorgio Almirante avrebbe osteggiato con tutte le sue forze: onore, quindi, alla memoria di un avversario politico, che ha sempre sostenuto le sue idee con la dignità e la coerenza della propria intransigenza politica e morale. Non così La Russa e la destra del nostro tempo che non sopravvivranno politicamente alla “porcata leghista”, sommersi dalla stessa ignominia che, presto o tardi, il tribunale della storia rovescerà su Berlusconi e la sua allegra brigata “sfascista”.
Fisco, scuola, magistratura e… ronde padane! Si possono ancora nutrire dubbi sulle intenzioni reali della Lega Nord e del volgar Senatur Padano? Il ministro La Russa è l’unico a non averlo capito, o mente, e sa di mentire, quando nega il dichiarato progetto eversivo di Bossi e compagni?
In realtà, la destra italiana, della quale La Russa è un esponente autorevole, si è assunta la responsabilità gravissima di permettere che la Lega Nord, forza politica minoritaria nel paese, svolgesse un ruolo determinante nel governo della nazione, affidando addirittura ad essa il compito di definire il progetto di riforma federale dello Stato. E’ questa la contraddizione oscena e insanabile della quale il ministro La Russa e tutta la destra di regime dovrebbero rendere conto al paese: il tradimento dei valori fondanti della propria storia politica, primi fra tutti l’amore alla Patria e l’indissolubilità della Nazione. Quella dell’inno nazionale è una questione secondaria, sollevata demagogicamente per nascondere una deficienza ben più grave: l’incapacità della destra italiana di porre un argine alla deriva leghista. E’ la fine ingloriosa di una lunga tradizione politica imbrigliata nel patto di ferro stretto dalla Lega Nord con Berlusconi: il federalismo in cambio delle leggi ad personam e dell’impunità del premier. E' la madre di tutte le “porcate” che, ne siamo certi, Giorgio Almirante avrebbe osteggiato con tutte le sue forze: onore, quindi, alla memoria di un avversario politico, che ha sempre sostenuto le sue idee con la dignità e la coerenza della propria intransigenza politica e morale. Non così La Russa e la destra del nostro tempo che non sopravvivranno politicamente alla “porcata leghista”, sommersi dalla stessa ignominia che, presto o tardi, il tribunale della storia rovescerà su Berlusconi e la sua allegra brigata “sfascista”.

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