sabato 5 giugno 2010

La crisi economica e i tagli del Governo all’istruzione, alla ricerca e alla cultura

Finisce così, miseramente, il machismo e la baldanza priapica del Bauscia della Val Padana.

E’ cambiata la prospettiva storica del nostro paese. Scempio della “memoria”, inconsapevolezza delle insidie del tempo presente, incapacità di corrispondere al futuro che l’interpella. Sono i tratti connotativi di un paese alle prese con una crisi economica drammatica, la cui soluzione non è solo una questione di “cassa”, ma dovrebbe fare appello ad un ampio e profondo rinnovamento etico, culturale e politico della nazione. Una sorta di seconda rinascenza del paese che un tempo aveva indicato al mondo l’orizzonte della modernità.
I tagli del Governo italiano alla ricerca, all’istruzione e alla cultura rappresentano in questo senso il provvedimento meno efficace e produttivo per affrontare la gravissima crisi economica che ha investito l’Europa. Non così la Germania e la Francia, che pur impegnati in manovre economiche molto più consistenti di quella varata dall’Italia, puntano proprio sul sostegno alle risorse “pensanti” dei rispettivi paesi per rilanciare la produzione, promuovere lo sviluppo e superare la crisi. Per uscire dalla stagnazione generale non basta mettere mano ai conti pubblici, se ciò non si colloca all’interno di un “progetto” di rinascita generale del paese, se manca la capacità di prospettare un orizzonte comune verso il quale convogliare non solo i sacrifici ma anche le risorse migliori e la fiducia operosa degli italiani.
La parola chiave è “rinnovamento”. Nel “villaggio globale” la crisi di sistema è epocale e sollecita ciascun paese a ripensare non solo i meccanismi della spesa pubblica, ma anche le ragioni della propria identità, dell’economia, del senso dello Stato, dei rapporti internazionali. E tutto ciò è primariamente una questione etica e culturale e non di ragioneria dello Stato. E’ necessario uno sviluppo del “pensiero”, un “salto di civiltà” che non compete solo alla politica, ma che quest’ultima ha la responsabilità di favorire chiamando a raccolta le risorse più sane, credibili e competenti del Paese.
Questo impulso a un rinnovamento radicale non è presente nella manovra economica, ma soprattutto non appartiene, in generale, alla mentalità dell’attuale classe politica italiana. La presenza della politica nella società italiana è, al contrario, sempre più castrante e soverchiante e sta condannando il Paese ad una fase asfittica, mortifera, priva di qualsiasi forza propulsiva. Una politica, fra l’altro, ridotta ormai a rissa privata, e che da quindici anni è ferma sulla discussione dei problemi personali, economici e giudiziari del Bauscia della Val Padana. Le responsabilità di tale mostruosità del sistema politico italiano sono molteplici, imputabili a tutti gli schieramenti, e ancora più gravi saranno le conseguenze per l’Italia.
E’ come un cancro che sta divorando le energie vitali del paese. Finisce così, miseramente, l’epoca dell’ottimismo Bausciano, fra puttane, lacchè e ladri di regime. Sono stati immolati al Vello d’oro della Val Padana la fiducia, la speranza e il futuro degli Italiani, ed è questa la più grande e criminosa ruberia del nostro tempo.
Secondo Carlo Emilio Gadda "l’impulso storico ed etico di storia grossa non è una funzione continua del vivere", e gli impulsi creatori e determinatori vengono immessi per "quanti di energia", che si alternano a periodi morti, deboli o nulli. Oggi in Italia domina la fissità del pensiero, lo sguardo piatto, l’afasia, la mancanza di anima, coraggio e fantasia.
"Un paese, - scriveva Anna Maria Ortese - come non deve mancare di corsi d'acqua, di sorgenti, di nuvole, deve avere cura o consentire la crescita di anime, coscienze, grazia, linguaggi puri, ombre azzurre, altissime: o perirà. Si asciugherà il suolo, se mancano acque e foreste; si perderà la nazione, se mancano anime e coscienze"

Domenico Condito

L'arte, la cultura e la creatività
sono la riserva d'anima e di bellezza di un paese

0 commenti:

Related Posts with Thumbnails