“Ogni società oppressiva è cementata da questa religione del potere, che falsifica tutti i rapporti sociali permettendo ai potenti di ordinare al di là di ciò che possono imporre”. (Simone Weil)
Simone Weil ci ha insegnato che la più grande causa dell’oppressione sociale è l’esistenza di privilegi. In Italia il più grande dei privilegi è quello dell’impunità garantita agli uomini di potere, che oggi sancisce di fatto la diseguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Si tratta dell’attacco più grave mosso alla libertà e allo stato di diritto del nostro paese negli ultimi sessant’anni. Una condizione creata ad arte attraverso le leggi ad personam e i decreti governativi che la coalizione di centrodestra ha approvato “in nome del popolo sovrano”, godendo di fatto del consenso della maggioranza degli italiani.
La verità, come scriveva Simone Weil, è che “i potenti, siano essi sacerdoti, capi militari, re o capitalisti, credono sempre di comandare in virtù di un diritto divino; e quelli che sono loro sottomessi si sentono schiacciati da una potenza che pare loro divina o diabolica, in ogni caso soprannaturale. Ogni società oppressiva è cementata da questa religione del potere, che falsifica tutti i rapporti sociali permettendo ai potenti di ordinare al di là di ciò che possono imporre”.
E’ quanto succede oggi nel nostro paese, dove il senso dell’oppressione dei cittadini è come sublimato in una sorta di “consacrazione”, sottomissione cieca e assoluta, all’uomo della provvidenza, che, figuriamoci, “non turberebbe mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande”. E’ questa naturale propensione del popolo italiano all’autoflagellazione, al delirio “mistico” collettivo, già conosciuto in epoca fascista, che spiega il consenso della “maggioranza” dei cittadini all’attuale potere politico e al suo leader carismatico. Una sorta di “iman cristiano”, quest’ultimo, che fondando il “partito dell’amore” contro l’odio, la congrega del bene contro il male, ha adottato una sintassi più prossima al linguaggio di una “setta” che non a quello di un partito politico laico e moderno. Ed è una maggioranza di “adepti”, di fondamentalisti, quella che garantisce al suo “capo religioso” quell’uso criminoso del potere che nessun consesso civile in Occidente è disposto a riconoscere a qualsivoglia leader politico o capo di governo.
Come spiegare diversamente quanto si sta consumando in questi giorni in Italia? L’approvazione al Senato del disegno di legge sulle intercettazioni rischia di compromettere gravemente la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto dei cittadini di essere informati, il controllo dei cittadini sull’esercizio dei poteri, le indagini della magistratura. Se l’approvazione della “legge bavaglio” venisse confermata anche alla Camera dei Deputati, la virata verso un regime autoritario e liberticida sarebbe certa. Eppure la manovra eversiva del Governo trova incomprensibilmente ampi consensi nel paese, disposto a immolare la propria libertà al vello d’oro della Val Padana, in cambio dell’impunità del regime e dei suoi “accoliti” del malaffare. Se il testo fosse già legge, non avremmo saputo nulla dell’affare Scajola, della Clinica S. Rita di Milano, degli affaristi senza scrupoli che ridevano mentre a L’Aquila si moriva.
Oscuramento della ragione, delirio di massa, imbarbarimento delle istituzioni, declino etico e civile del paese. Sono le cause e gli effetti della strategia eversiva della “maggioranza”, che respinge con arroganza le ragioni dell’etica pubblica, della democrazia, della civiltà. Contro questo esercito di "anime morte" leviamo forte la nostra protesta, la nostra indignazione, la nostra ferma e irriducibile condanna morale e civile.
Domenico Condito
"Psicopatologia della Libertà":
il sonno della ragione genera mostri
0 commenti:
Posta un commento