mercoledì 7 luglio 2010

PdL – La Psicopatologia della Libertà

La “voce del padrone”, quella di Silvio Berlusconi, sarà l’unica forma di libera espressione del pensiero consentita nel PdL, la principale forza politica di governo del nostro paese. Proprio in queste ore, il fondatore del “partito del predellino” è impegnato a rimettere “ordine” in casa sua: non più correnti o minoranze, al bando il dissenso interno, via la libertà di parola. Al PdL la democrazia non serve, il “pensiero unico” di “Ghe pensi mi” può bastare. E poi bisogna serrare i ranghi, fare la conta, per preparare al meglio la resa dei conti con Gianfranco Fini. «Non si può più andare avanti così – avrebbe urlato Berlusconi ai suoi gerarchi più fedeli - dobbiamo dare un segnale noi azzerando tutto, correnti e correntine, se vogliamo metterli con le spalle al muro».
E’ il PdL, ovvero la Psicopatologia della Libertà, non un partito ma lo specchio fedele in cui si riflette il “delirio di potenza” del suo fondatore, una forma di “scompenso” del sistema che ha già danneggiato la nostra democrazia, e che rischia di provocare ulteriori guasti.
Da sempre il PdL ruota attorno a “Ghe pensi mi”, ma ultimamente si tratta di un movimento confuso, imprevedibile, che lo stesso non riesce più a dominare. E non c’è nulla di più destabilizzante, per chi coltiva un “delirio di potenza”, che la perdita di controllo sulla realtà che lo circonda e i sospetti e le paure che questa può generare. Non una condizione di forza, quindi, ma di debolezza, che metterà sempre più a nudo le “fragilità” del premier e la sua incompatibilità con il governo del paese. Risulterà sempre più evidente che la Psicopatologia della Libertà è fondata sulle “labilità psicologiche” di un individuo e non risponde al bene del paese. Un’anomalia che nessuna società democratica potrebbe sopportare, e che anche la nostra si appresta finalmente ad archiviare.

Domenico Condito

"Ghe pensi mi"!

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