L’Italia vive come in esilio, lontano dal suo vero “luogo”, dove la civiltà del Rinascimento aveva indicato al mondo l’orizzonte della modernità. Un paese ormai inconoscibile, scriverebbe ancora Anna Maria Ortese, in cui la degradazione è la dea del momento. Un patrimonio millenario di convenzioni e memoria delle convenzioni, di lingua e linguaggio del passato, mandato al macero, immolato alla dea della separazione, del distacco, dell’inconoscibilità. Viviamo ormai in un paese estraneo, senza averne neppure la consapevolezza.
Questo blog dà voce alla mia personale resistenza etica, culturale e civile contro la barbarie che sta affossando il nostro paese.
Domenico Condito
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1896-1902
1 commenti:
Caro Domenico, la tua "resistenza etica, culturale e civile contro la barbarie che sta affossando il nostro paese" è encomiabile e più che condivisibile.
Dovrebbe anzi essere condivisa da più persone, in questo povero, sventurato Paese.
Ed una delle strade può essere proprio quella della cultura: una cultura che non deve però intendersi (e tu non corri di certo questo pericolo!) come vuota o sterile erudizione, bensì come stimolo critico ed autocritico, impulso dialettico a cambiare la cultura, noi stessi ed il mondo... secondo la grande lezione del De Sanctis e di Gramsci.
Un caro saluto!
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